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La moda al  Museo del Metaverso

 

Fashion at the Museo del Metaverso

La moda al  Museo del Metaverso

 

La sezione moda รจ pronta per essere inaugurata. Questa ha trovato il suo spazio di allestimento in una struttura trasparente, sollevata sul mare e nominata The Cubes, nell'isola Ebla.

(Slurl: craft-world.org:8002:ebla)

 

Hanno partecipato al progetto moda otto stilisti dei mondi virtuali:

Tosha Tyran

Taarna Welles

Avia Bonne

Terry Bond

Shannan Albright

Eva Noir & SIBERIA

Fuschia Nightfire

Alpha Auer

 

A qualche visitatore, sprovvisto di nozioni riguardanti i mondi sisntetici,  il contenuto di questa pagina potrebbe risultare incomprensibile, perchรฉ non sa che nei mondi virtuali la moda ricopre un settore importante, in grado di creare reddito a coloro i quali, apprese le necessarie conoscenze tecniche, fanno business delle loro capacitร  creative. In questi mondi, ogni oggetto del mondo fisico puรฒ essere riprodotto, anzi direi reinventato, come accade per quanto riguarda le creazioni di moda.

 

L'idea di rendere disponibile uno spazio dedicato alla moda nell'ambito del progetto del Museo del Metaverso, s'รจ fatta strada nella mia testa, seguendo le vicende della moda che, negli ultimi anni, ha cercato sempre piรน spesso una  legittimazione artistica, inseguendo gli spazi dell'arte per allestire le collezioni. Tuttavia, si รจ trattato per lo piรน di operazioni di marketing, come spiega bene Sergio Fintoni in "No limits. Presente e futuro del fashion marketing" , di cui di seguito riporto qualche stralcio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le interazioni tra arte contemporanea e moda, negli ultimi decenni, sono diventate โ€œesplicite e continueโ€. Pertanto, sempre piรน spesso,  โ€œgrandi fotografi, pittori, artisti visuali, designer e architetti sono chiamati dalle case di moda a collaborare per creare delle capsule collections, piccole collezioni che presentano pochi articoli fortemente rappresentativi del creatore ma non necessariamente del brand che le ospita, oppure per contribuire ai siti web, disegnare i negozi, collaborare alle pubblicazioni con la mission di fornire elementi innovativi allโ€™immagine del marchio.โ€
Le piรน importanti riviste di moda dedicano un numero sempre maggiore di pagine allโ€™argomento: dalle biografie di icone come Warhol e Basquiat, ai protagonisti di oggi, Jeff Koons, Cattelan, Damien Hirst. Anche i supplementi dei quotidiani riservano molto spazio agli appuntamenti dellโ€™arte contemporanea, come i pure i blog, con particolare attenzione al โ€œcrossing tra arti e settori altri, fra cui appunto la modaโ€.
โ€œAnche grandi eventi quali la Biennale di Venezia, la Fiera di Basilea (Art Basel) e Miami art Fair sono diventate occasioni imperdibili per il mondo che vive nelle cronache mondane.โ€
โ€œGiร  alla fine degli anni Settanta il grande stilista giapponese Issey Miyake aveva prodotto degli abiti scultura e in un libro, giร  menzionato, <East meets West>, i vestiti sono considerati alla stregua di opere dโ€™arte mentre artisti, che usavano la fotografia come medium,  per esempio lโ€™americana Cindy Sherman e lโ€™inglese Nan Goldin, accettavano commissioni dai grandi nomi della moda come Comme de Garรงons e Matsuda.
Negli anni novanta, artisti come Silvie Fleury e Vanessa Beecroft fanno riferimento nei loro lavori al mondo glamour della moda. Dโ€™altra parte fotografi come Peter Lindbergh iniziano ad essere accettati nei musei.
Nel 1999 la mostra <Addressing the Century: 100 anni di Arte e Moda > alla Hayward Gallery di Londra e poi al Kunstmuseum di Wolfsburg, prende in esame le interazioni tra estetica funzionale ed estetica libera.
Il passo successivo avviene lโ€™anno dopo, nel 2000, quando Giorgio Armani รจ ospite con una grande mostra retrospettiva del suo lavoro, al Guggenheim Museum di New York, mostra che viene poi accolta anche al Guggenheim di Bilbao e alla National galerie di Berlino.
Nel contempo Gianni Versace ha rapporti strettissimi con artisti come Alighiero Boetti, Roy Linchtenstein, Mimmo Rotella e Julian Schnabel che ricevono commissioni dallo stilista e di riflesso ne contaminano lโ€™immagine nelle sfilate in passerella e nelle campagne pubblicitarie.
Si potrebbe considerare come definitiva consacrazione del ruolo artistico dello stilista la mostra <Big Bang Destruction and Creation> , tenuta al Centre Pompidou di Parigi del 2005, dove i vestiti disegnati da Miyake della serie Pleats Please vengono messi in mostra accanto a capolavori di artisti quali Picasso, Matisse, Yvรจs Klein e Bill Viola.
Gli eventi negli anni sono stati numerosissimi e sempre in aumento, particolarmente in Europa e in Oriente mentre, sorprendentemente, minori sono stati quelli che hanno avuto luogo negli Stati Uniti.โ€

Molti stilisti e molte case di moda si sono serviti dellโ€™arte e degli artisti per promuovere le loro creazioni, quindi per fare marketing, ma molto piรน interessanti sono le presenze degli stilisti e della moda allโ€™interno dei luoghi deputati allโ€™arte.
Al Guggenheim sono state allestite mostre โ€œdei lavori degli stilisti come opus degne di essere mostrate alla stregue di una qualsiasi altra rappresentazione artistica.โ€ โ€œSono da menzionare come particolarmente riuscite quella di Armani al Guggenheim nel 2000 e di Vivianne Westwood al Victoria and Albert Museum ( qui la location era davvero ad hoc in quanto il museo รจ incentrato sulle arti decorative).โ€
โ€œIn questi casi lโ€™operazione di marketing consiste nel dare allo stilista uno status di acquisita celebritร  e quindi il suo lavoro viene ospitato in un museo la cui funzione รจ quella di storicizzare lโ€™affermato.โ€
โ€œIl Metropolitan Museum di New York, istituzione che riceve piรน di 4 milioni di visitatori lโ€™anno e che dal 1946 ospita al suo interno il <Costume Institute>, รจ stato particolarmente attivo nella diffusione dellโ€™immagine della moda come arte, con splendide mostre quali quelle su Poiret, Balenciaga e Chanel o The model as a Muse finanziata in parte dallo stilista Marc Jacob che ha trovato unโ€™ottima opportunitร  di sponsorizzazione, estremamente positiva per la sua immagine personale.โ€
(Fonte: No limits. Presente e futuro del fashion marketing di Sergio Fintoni)

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riporto due punti di vista interessanti, pubblicati su Artribune, riguardanti la mostra di Fashion allestita alla Galleria Borghese a Roma , la scorsa estate 2015.

Tommaso Montanari esprime su Repubblica il suo dissenso in merito all'accostamento della moda alle grandi opere del passato e leggerete le sue motivazioni qui sotto, mentre gli risponde con una lettera aperta, Anna Detheridge, esprimendo considerazioni alle quali mi sento di aderire completamente.

 

 

Da Artribune del 9 Agosto 2015
Tomaso Montanari scrive su La Repubblica dellโ€™irruzione della moda nei musei. Il pretesto รจ la mostra Couture-Sculpture. Azzedine Alaรฏa in the History of Fashion che, dallo scorso 11 luglio, ha trasformato le sale della Galleria Borghese di Roma nello showroom dello stilista franco-tunisino.
Montanari non si fa scrupoli  a condannare lโ€™operazione di accostare abiti di couture a capolavori di Bernini, Canova e Caravaggio. Secondo la sua opinione, il problema non รจ lโ€™uso del museo come fosse una vetrina commerciale, ma la pretesa โ€“ chiara sin dal titolo della mostra โ€“ di instaurare a tutti i costi un dialogo paritario tra abiti e opere e di obbligare il pubblico ad una similitudine tra la moda di oggi e la grande arte del passato.
โ€œHa senso che sia unโ€™istituzione culturale ad affermare che tra un marmo di Bernini e una maglia di Alaรฏa non ci sarebbe differenza?โ€ si chiede lo scrittore e storico dellโ€™arte. La veritร  รจ che la mostra avrebbe avuto un senso se allestita in un museo di arte o moda contemporanea, come accaduto a New York e a Parigi. โ€œSe, invece, in Italia li portiamo alla Borghese รจ per una duplice incapacitร : non sappiamo piรน come usare il nostro patrimonio culturale, e non riusciamo ancora a costruire veri luoghi del contemporaneo (il fallimento del Maxxi รจ solo una tra mille prove).โ€ Secondo Montanari, nei musei come Villa Borghese dovremmo vedere opere consacrate dal giudizio di generazioni e non unโ€™arte che cerca la legittimazione per osmosi.

Lโ€™articolo non รจ passato inosservato e la critica dโ€™arte Anna Detheridge โ€“ curatrice insieme a Gabi Scardi della mostra Fashion As Social Energy al Museo della Moda di Palazzo Morando, a Milano โ€“ ha risposto a Tomaso Montanari con una lettera aperta: โ€œA grandi linee sono dโ€™accordo con te. Io non ho visitato la mostra, ma basta vedere le immagini riportate dal giornale per capire che qualcosa stride, che cosรฌ non va bene.โ€ Continua: โ€œIn tempi di ristrettezze economiche il mondo della Cultura si fa facilmente convincere lasciandosi strumentalizzare da chi allunga due soldi in cambio di unโ€™operazione che come dici tu non aiuta a capire nรฉ lโ€™una nรฉ lโ€™altra. Ma gli argomenti in difesa del tempo che sedimenta e seleziona le vere opere dโ€™arte da quelle non vere mi sembra debole e un poโ€™ ipocrita.โ€ Anna Detheridge sostiene che i capolavori, gli stessi custoditi a Villa Borghese, furono considerati tali giร  dai coevi.Il suo augurio? โ€œChe in futuro si possa pensare di realizzare delle mostre o anche dei progetti che comincino a guardare alle opere dโ€™arte, allโ€™alto artigianato, al costume come facenti parte di un insieme (โ€ฆ)Troppo spesso si ragiona esclusivamente per discipline, con lโ€™unico obiettivo di legittimare la propria, e non per comprendere la genesi comune, i rimandi costanti tra le arti di un determinato periodo o luogo. Progettiamo iniziative e mostre che abbiano un senso per chi le fa e per chi le potrebbe godere, al di lร  degli opportunismi commerciali. Anche gli sponsor andranno avvertiti che non รจ nel loro migliore interesse imporre un confronto cosรฌ crudele e insensato tra la moda โ€“ anche se si chiama โ€œaltaโ€ โ€“ e le opere di un museo come la Galleria Borghese.โ€Il dibattito resta aperto.
โ€“ Marta Pettinau
 

 

La moda a MdM
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